Durante l’inserimento di un elemento elastico che si accoppia con interferenza (per poi ritornare nella posizione di riposo), si produce una fessurazione passante sulla base incastrata che rende inutilizzabile l’intero particolare. Si tratta di un manufatto realizzato in PPS con 40% di fibra di vetro utilizzato nel settore elettrico. Il materiale è stato scelto per la resistenza alle alte temperature (in esercizio continuo secondo UL 746 B da 180 a 220°C e per breve periodi anche 260°C), per la buona stabilità dimensionale (ridotti ritiri e basso creep) e per la intrinseca autoestinguenza. L’elemento elastico è stato chiaramente dimensionato per sopportare durante l’inserimento la deformazione massima senza fessurarsi: raggi di curvatura, spessori resistenti e lunghezza d’inflessione appaiono correttamente progettati. Il difetto riscontato non è quindi dovuto a errori di progettazione. Si indaga quindi il difetto analizzando il materiale e considerando le condizioni di stampaggio. La rottura evidenziata è di tipo fragile per superamento della deformazione massima ammissibile; non si esclude inoltre un possibile contributo dovuto all’urto durante le fasi di montaggio in quanto si tratta di assemblaggio automatico con apparecchiatura pneumatica. Il PPS utilizzato deve essere essiccato a 120-140°C per 2-5 ore e stampato a temperature del fuso superiori a 320°C con temperatura dello stampo da 140 a 160°.
Come si determina la corretta velocità d’iniezione su un pezzo stampato senza generare eccessivi tensionamenti o causare la rottura delle catene molecolari?